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Il diavolo veste Prada
Finalmente dopo un po' di tempo sono andato anche io a vedere questo film.
Di solito sono più appassionato di film "impegnativi", magari a tema storico, però dai, ogni tanto ci vuole una seratina tranquilla, di quelle in cui si pensa solo a divertirsi e ad essere felici.
Quindi decido di vedere questo film e giudicare se veramente è uno di quei film che tutto sommato meritano di essere promossi.
Il mio giudizio è diretto: il film passa, e secondo me cercando di calarsi nella storia e nell'ambientazione un bel 8 non glielo toglie nessuno.
La storia tutto sommato non è altro che una rivisitazione in chiave moderna di Cenerentola, o forse il Brutto Anatroccolo.
Non starò a raccontarvi la trama (sinceramente alla fine sono rimasto un po' perplesso, ma forse ero io che non ho seguito il film in modo impeccabile...) ma di per sé è estremamente semplice, la classica storia della ragazza vestita male (insopportabile visto che lavora in un ambiente modaiolo) che con impegno e arguzia riesce a cambiare la situazione a proprio favore, raggiunge fama e successo però alla fine decide di ritornare "normale" per non perdere l'amore.
Insomma non è questo il punto. Piuttosto il film è estremamente curato dal punto di vista "fashion". Nel film compare praticamente ogni qual sorta di "must" o feticcio che manda in subbuglio ogni fashion victim (ma anche i meno estremisti della moda), e pure gli appassionati di computer visto che non mancavano mai sulle scrivanie qualche notebook Apple o display con la mela.
Insomma un film abbastanza semplice nella sua struttura quanto efficace nella sua realizzazione. Da guardare di certo in compagnia femminile ma soprattutto se si apprezza il mondo della moda almeno un pochino.
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La caduta, gli ultimi giorni di Hitler
Un film su certi argomenti (ad esempio "Schindler's List") non sono mai facili da realizzare. Chi ci riesce entra direttamente nella classifica dei film da guardare almeno una volta nella vita.
"La caduta" è uno di questi. Abbiamo sempre visto un lato di Hitler quello dello spietato dittatore, senza scrupoli e coscienza alcuna. Ma c'è anche altro e questo film grazie all'illuminata interpretazione di Bruno Ganz porta in luce anche il resto (che non vale come scusante ma che è giusto mettere in luce). Hitler è quindi un uomo malato, oppresso, che vede il suo impero andare allo sfacelo. Insomma il film presenta un'analisi molto dettagliata della personalità di questo uomo. Coerente fino alla fine. Ormai impazzito di fronte all'idea di dover dichiarare la sconfitta.
Quello che più colpisce nel film è il comportamento delle di coloro che seguono Hitler in tutto e per tutto, senza contare sulla propria personalità o sulla propria coscienza, praticamente dei fantocci nelle mani di un pazzo.
Nel complesso il film è ottimo, con scene di forte impatto emotivo (allucinante è la scena in cui la moglie di Goebbels decide di uccidere anche i propri figli) che non sono presenti in nessun altro film che narri la storia del dittatore.
A differenza di molti altri film questa opera lascia da parte le vicende storiche, che vengono sullo sfondo per mettere in primo piano un'ottima analisi psicologica dei protagonisti e dei loro comportamenti in una situazione estrema come la guerra.
Un altro punto di vista di una delle guerre peggiori del '900.
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Schindler's List
Tra i miei film preferiti vi sono anche quelli a tema storico, film che magari analizzano aspetti diversi di una situazione storica nota a tutti.
Schindler's List è uno di questi. Un film non semplice da capire, incentrato sul dualismo bene/male che in fondo non è poi così netto.
Il film colpisce per il suo realismo, per le immagini crude. Ma come per la La Passione di Cristo siamo di fronte ad una semplice trasposizione della realtà, dell'orrore provocato dal nazismo.
Il film è girato completamente in bianco e nero, con alcuni particolari a colori.
Infatti sono a colori le scene iniziali e finali (che si riferiscono ai giorni nostri) mentre durante il film è il vestito di uan bambina a mostrare il suo rossore.
Il film oltre a narrare in le vicende che hanno portato alla salvezza di un migliaio di ebrei si propone di analizzare in amniera piuttosto profonda i caratteri dei due personaggi principali: Oskar Schindler e Amon Goeth. Mentre l'uno fa di tutto per salvare quante più persone sia possibile, l'altro è lo spietato esecutore di decine di massacri (tra cui quello del ghetto di Cracovia).
Grazie al bianco e nero e a tecniche di ripresa attente e selezionate (come quella della camera a mano, irregolare e mossa) la pellicola da spazio appena a un paio di momenti in cui riesce a strapparci un sorriso quasi forzato dopo quello che abbiamo visto. In alcuni casi potremmo dire "subire", tanto dure sono le immagini che scorrono sullo schermo e che non vorremmo mai vedere, ma il film è fatto per non dimenticare.
In questa opera Spielberg da il meglio di sè e dopo il documentario (Gli ultimi giorni/The last days) realizza un film capolavoro sulla Shoah, tecnicamente perfetto, quanto emotivo sul piano narrativo, portandoci dentro ad uno dei momenti più infimi della storia dell'umanità.
Tra le migliori la colonna sonora, opera di John Williams (uno dei compositori migliori del nostro secolo), per tutto film ogni (tranne in poche occasioni) troviamo quello che è il tema principale del film, rivisto e rielaborato a seconda delle situazioni, sempre in grado di dare quel senso di stretta agonia e di dolore che avvolge tutto il film.
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Sin City
Ci sarebbero molte cose da premettere parlando di questo film. Forse troppe.
Dirò soltanto che ha la sua buona dose di originalità e che merita di essere visto non solo per la storia ma anche per la tecnica di realizzazione.
Sin City è tratto da un fumetto di Frank Miller e si distingue per lo stile dark e noir.
Il regista è Robert Rodriguez eclettico artista americano (regista sceneggiatore, produttore, musicista, attore) amico di Quentin Tarantino. Infatti, se in Kill Bill ha composto alcune musiche per Tarantino, Quentin ha realizzato una scena di Sin City.
Nel film non si può non notare la presenza di Tarantino o per lo meno dei riferimenti alle sue opere e al modo di lavorare. Primo fra tutti i primi piani dei protagonisti, l'inquadratura da dentro il water (!) e gli schizzi di sangue che colpiscono la telecamera.
Oltre a questi elementi si nota anche il montaggio non cronologico, un po' come avviene in Kill Bill; in questo caso il film è composto da 3 episodi intrecciati tra loro in maniera non immediata.
Ma la cosa che colpisce di più nel film è sicuramente la tecnica con cui è stato realizzato il film. Il film è completamente realizzato in digitale, senza pellicole, ma con videocamere che registrano su supporti magnetici, e girato con la tecnica del Chroma key (il classico sfondo verde dietro ai protagonisti che viene poi sostituito dall'ambientazione) in questo modo è possibile rendersi conto del risultato senza dover andare in post-produzione ma soprattutto diminuiscono i costi dell'opera. Queste nuove tecnologie hanno permesso di dare all'intero film (girato in bianco e nero) un aspetto molto diverso rispetto a quello che potremmo immaginare. Gli sfondi e in alcuni casi i personaggi sembrano "fumettosi" (gli sfondi sono disegnati da Frank Miller) ed è stato possibile aggiungere dei particolari colorati all'interno di un contesto privo di colore.
Difficile esprimere un giudizio sull'opera. La trama risulta piacevolmente articolata e nonostante presenti scene abbastanza estreme l'effetto è comunque abbastanza contenuto, soprattutto per il fatto che il film si avvicina molto agli stile dei fumetti.
Non vi anticiperò nulla riguardo la trama, chi ha letto i fumetti di sicuro capirà di quali episodi si tratta. Per quelli che non hanno mai letto niente non faticheranno a capire la narrazione.
Troverete particolarmente interessante un'altra particolarità del film. Ogni personaggio narra la propria storia, potete quindi sentire la voce dei loro pensieri.
Insomma se cercate qualcosa di diverso dal solito questo film fa per voi. Se avete gradito Kill Bill questo film, di sicuro meno impegnativo, vi piacerà, pur essendo di un'altro genere.
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Kill Bill
In questi giorni ho avuto occasione di vedere il quarto film di Quentin Tarantino: Kill Bill.
Non è mia facoltà anticiparvi la trama, tra l'altro molto semplice. Però devo lodare il lavoro del regista.
Uma Thurman si cala nella parte di una donna intenzionata a compiere la propria vendetta senza alcuna pietà per nessuno.
La sua interpretazione si discosta da quanto è presente nel mondo del cinema, mai una donna è risultata essere così spietata, dura, violenta, sanguinaria in un film.
Il film fa della violenza (visto il fine, non definirei gratuita) il suo piatto principale. Alcune scene sconfinano nello splatter (a volte abbastanza irreale), altre le definirei stomachevoli molte volte raccapriccianti. In ogni caso il film ha il suo perché e definire "grandioso" Tarantino mi sembra abbastanza riduttivo, il primo volume omaggio alla cultura nipponica è stupefacente, il secondo riferito ai classici spaghetti-western decisamente più riflessivo.
Il tutto è cucito dalle abili mani del regista che stravolge continuamente l'ordine temporale e ne approfitta sempre per inserirvi richiami o citazioni ad altri film, tra cui "Lady snowblood", in cui spicca il tema della vendetta come nel film ti Tarantino
Anime, bianco e nero, giochi di luce, inquadrature dinamiche si intersecano nella pellicola, rendendo il film molto vario ma soprattutto regalano scene indimenticabili.
Degna di nota è certamente la colonna sonora del film, Quentin si avvale di brani dal grande impatto emotivo (troviamo anche Ennio Morricone) e canzoni tratte da altri film. Soprattutto nel primo volume le musiche sono un elemento essenziale, al pari dei dialoghi minimali e essenziali.
Anche se in effetti si tratta di un film unico i due volumi sono abbastanza diversi e la mia preferenza va al primo, cruento fuori misura, ma mai per niente. Colpisce la mafia giapponese (Yakuza), fatta di onori, disonori e una totale assenza di pietà, che si scontra con una donna in un duello che occupa una buona fetta del film e che si conclude con una battaglia breve ma emozionante.
A parer mio uno dei migliori film di sempre, uno di quelli che bisogna guardare almeno una volta (per i più "deboli" magari lontano dai pasti), certo ve lo anticipo subito in molte occasioni siamo di fronte a scene che fanno venire i brividi (vedere una ragazza che piange sangue non è molto piacevole e non vi anticipo nemmeno la scena finale del primo volume), però secondo me a lungo andare alcune scene di violenza non sono molto peggio di quelle già viste in molti film, solo che in questa pellicola ognuna assume un significato preciso, crudele, con il solo scopo di fare del male, di portare a termine una vendetta spietata.
In ogni caso secondo me non uno di quei film da non dormire la notte (visto che alcune scene benché violente sono quasi ridicole) però vedete di non prenderlo troppo alla leggera ;-/
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La Passione di Cristo
Di solito non vado molto al cinema, e i film che ho visto sono veramente pochi e ancora meno sono quelli che mi sono rimasti impressi, quelli che ogni tanto riguardo e che ormai sono entrati nelle mie preferenze, non soltanto per il contenuto tecnologico ma soprattutto per il contenuto emotivo che un film può trasmettere.
Uno dei film che più mi è piaciuto in questi ultimi anni è proprio La Passione di Cristo. Di film sulla vita di Gesù ne ho visti più di uno ma questo merita veramente di essere citato. Non tanto per la vicenda narrata (le ultime 12 ore della sua vita) ma quanto per la realizzazione, curata in ogni minimo dettaglio (anche quelli più scabrosi) e assolutamente realistica.
Questa più che una recensione è il mio parere personale.
Il film si proponeva di far entrare lo spettatore nel vivo della vicenda, togliendo i classici vincoli della pellicola (doppiaggi, colori...) e penso ci sia riuscito completamente; da qui la scelta di non doppiare il film, quindi i protagonisti parleranno aramaio e latino. Unico aiuto (tra l'altro nemmeno tanto necessario, visto che la storia è conosciuta da tutti) i sottotitoli.
A prima vista il film potrebbe sembrare superficiale, splatter, troppo americano, in realtà secondo me non è così. Gibson ha scelto la via del realismo, ha scelto di far emergere il sacrificio di Gesù per salvare l'umanità. La scena della flagellazione si inserisce in questo contesto, sarebbe stato sbagliato non rappresentarla. Dagli studi (che riguardano anche la Sindone) emerge chiaramente che Gesù era praticamente senza pelle, ma soprattutto che la flagellazione era una pratica brutale dalla quale in molti non ne uscivano vivi. Quindi niente di inventato, il film mostra con i colori del sangue la cattiveria sconfinata dell'uomo.
Insomma il film non ha rivali, e alcune scene suscitano emozioni contrastanti tra gli spettatori. Gibson ha scelto di rappresentare tutti quegli aspetti trascurati dagli altri film fornendo così un quadro preciso e realistico delle ultime ore di Gesù.
Alcune note
(+) Anche la colonna sonora mi è piaciuta molto, fatta di suoni caratteristici e in molti casi rappresenta bene il dolore che un uomo può provare pensando alla morte.
(+) Curiosa è molto significativa la realizzazione del diavolo (Gibson non ha seguito i Vangeli ma ha pensato di introdurlo a modo suo). Il diavolo ha le sembianze di una donna, la voce da uomo (distorta), non ha le sopracciglie e non sbatte mai le palpebre. Produce una sorta di deformazione orripilante della realtà (bambini demoni e deformi) e si muove sempre in slow motion.
(+) Anche Mel Gibson ha pensato bene di entrare nel film e compare in due scene: è lui che trafigge le mani di Gesù con i chiodi e è sua la mano che aiuta la Maddalena ad alzarsi da terra.
(+) Il film è praticamente italiano al 99%, è girato a Matera e a Cinecittà e la maggior parte del cast è italiana, soprattutto per una maggiore predisposizione a parlare il latino o a frasi in aramaico, visto che per gli inglesi è una cosa molto più difficile e considerata l'assenza di doppiaggio l'intenzione era quello di un realismo più elevato possibile.
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